CSRD dopo l’Omnibus: chi deve rendicontare e cosa cambia per le PMI
Soglie, date e tetto alla catena del valore: cosa prevede la Direttiva Omnibus e perché le richieste ESG alle PMI non spariscono.

Con la Direttiva (UE) 2026/470, nota come Omnibus, la CSRD si applica solo alle imprese che superano insieme 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto. La gran parte delle PMI italiane esce dall’obbligo diretto, ma non dalle richieste di dati: banche e grandi clienti continuano a chiederli, e ora hanno un perimetro preciso, quello dello standard volontario VSME.
Cos’è la Direttiva Omnibus
L’Omnibus è il pacchetto di semplificazione con cui l’Unione europea ha rivisto la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e la direttiva sul dovere di diligenza delle imprese (CSDDD). È stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE il 26 febbraio 2026 ed è in vigore dal 18 marzo 2026. Gli Stati membri devono ora recepirla nelle leggi nazionali.
L’obiettivo dichiarato è ridurre gli oneri amministrativi. Secondo le stime diffuse durante il negoziato, circa l’80% delle imprese inizialmente coinvolte esce dal perimetro dell’obbligo.
Chi deve rendicontare dopo l’Omnibus
Il nuovo perimetro si basa su due soglie che devono essere superate entrambe, a livello di singola impresa o di gruppo:
- più di 1.000 dipendenti in media nell’esercizio;
- più di 450 milioni di euro di fatturato netto.
Per i gruppi extra UE conta un fatturato nell’Unione superiore a 450 milioni di euro, con una controllata o una succursale europea sopra i 200 milioni.
| Aspetto | Prima dell’Omnibus | Dopo l’Omnibus |
|---|---|---|
| Soglie dimensionali | Due criteri su tre: più di 250 dipendenti, 50 milioni di fatturato, 25 milioni di attivo | Entrambi: più di 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di fatturato |
| PMI quotate | Incluse, con regole semplificate | Fuori dall’obbligo |
| Richieste ai fornitori | Nessun limite esplicito | Tetto fissato dallo standard volontario per le PMI |
Le nuove date
Le grandi imprese della cosiddetta seconda ondata, che avrebbero dovuto iniziare con l’esercizio 2025, avevano già ottenuto un rinvio di due anni con la direttiva «stop-the-clock» del 2025. Quelle che restano nel nuovo perimetro rendicontano a partire dall’esercizio 2027, con il primo report pubblicato nel 2028.
Le imprese della prima ondata che non superano più le nuove soglie possono beneficiare di un’esenzione transitoria per gli esercizi 2025 e 2026, secondo le scelte di recepimento di ciascuno Stato membro.
In parallelo la Commissione ha semplificato gli ESRS, gli standard che le imprese obbligate devono applicare, riducendo in modo consistente i punti dati richiesti. I nuovi standard si applicano dall’esercizio 2027, con la possibilità di adottarli già per il 2026.
Il tetto alla catena del valore: il VSME diventa il limite
È la novità che riguarda più da vicino le PMI. L’Omnibus introduce un value chain cap: un’impresa obbligata non può pretendere dai fornitori e dai clienti con meno di 1.000 dipendenti informazioni che vanno oltre quelle previste dallo standard volontario. Il fornitore ha il diritto di rifiutare le richieste eccedenti.
Lo standard di riferimento deriva dal VSME pubblicato dall’EFRAG. La Commissione lo ha adottato come atto delegato il 3 luglio 2026 e il tetto si applica alle richieste lungo la catena del valore dall’esercizio 2027. In pratica il VSME diventa la misura massima di ciò che un grande cliente può chiederti, e insieme il formato con cui conviene rispondere.
Cosa cambia davvero per una PMI
Per quasi tutte le PMI l’obbligo non cambia: non c’era prima e non c’è adesso. Cambia il contesto in cui arrivano le richieste:
- le banche continuano a chiedere dati ESG per valutare il merito creditizio, come spiegato nella guida su ESG e accesso al credito;
- i grandi clienti che restano nel perimetro CSRD devono raccogliere i dati della propria catena del valore, a partire dalle emissioni di Scope 3;
- le gare pubbliche premiano chi documenta criteri ambientali;
- il limite di ciò che possono chiederti ora ha un nome preciso: il VSME.
La conseguenza pratica: chi ha un report VSME aggiornato risponde a quasi tutte le richieste con lo stesso documento. Chi non ce l’ha rischia di compilare un questionario diverso per ogni interlocutore, come succede con i questionari ESG delle banche.
Cosa fare adesso
- Verifica la tua posizione. Conta dipendenti medi e fatturato a livello di gruppo: se sei sotto le soglie, l’obbligo CSRD non ti riguarda.
- Mappa chi ti chiede dati. Banche, clienti capofiliera, stazioni appaltanti: annota cosa chiedono e con quali scadenze.
- Prepara il modulo Base del VSME. Copre energia, emissioni, rifiuti, acqua, personale e condotta aziendale, cioè il nucleo di quasi tutte le richieste.
- Parti dai documenti che hai già. Bollette, fatture dei carburanti, FIR e dati del personale contengono gran parte dei numeri necessari.
- Rispondi con il report, non con il questionario. Quando una richiesta va oltre il perimetro del VSME, ora puoi dirlo con una base normativa.
L’Omnibus riduce il numero di imprese obbligate alla CSRD, non la domanda di dati ESG. Per una PMI la mossa più efficiente è avere un report VSME pronto: è il formato che i grandi clienti possono chiedere e il limite oltre il quale non possono spingersi.


