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Green data center: il nuovo rating UE e le regole di efficienza energetica

Dal 2027 i data center europei avranno un’etichetta da A a G su energia e acqua. Chi è coinvolto, quali indicatori contano e cosa cambia per chi usa servizi cloud e colocation.

Un green data center è un centro dati che misura e riduce i consumi di energia e acqua, usa energia rinnovabile e recupera il calore di scarto. In Europa non è più solo una scelta: la direttiva sull’efficienza energetica obbliga i data center da almeno 500 kW a comunicare i propri dati ogni anno e il 21 settembre 2026 la Commissione ha proposto un rating comune, con etichette da A a G.

Cosa si intende per green data center

Un data center consuma energia per i server e, in misura variabile, per raffreddamento, gruppi di continuità e illuminazione. La sostenibilità si misura con pochi indicatori standard:

  • PUE (Power Usage Effectiveness): energia totale del data center divisa per l’energia assorbita dalle apparecchiature IT. Più si avvicina a 1, meno energia va dispersa fuori dai server;
  • WUE (Water Usage Effectiveness): litri d’acqua consumati per ogni kWh di energia IT, un tema centrale per i sistemi di raffreddamento evaporativo;
  • quota di energia rinnovabile: la parte dei consumi coperta da fonti rinnovabili, documentata ad esempio con garanzie di origine o contratti di acquisto diretto;
  • riutilizzo del calore: l’energia termica recuperata e ceduta, per esempio a una rete di teleriscaldamento.

Gli obblighi già in vigore

La base è la direttiva (UE) 2023/1791 sull’efficienza energetica. Gli operatori di data center con una potenza IT installata di almeno 500 kW devono comunicare ogni anno a un database europeo le informazioni e gli indicatori fissati dal regolamento delegato (UE) 2024/1364: superficie, potenza installata, energia consumata, acqua, quota rinnovabile e calore recuperato.

La stessa direttiva chiede ai data center con una potenza nominale totale superiore a 1 MW di recuperare il calore di scarto, salvo che non sia tecnicamente o economicamente fattibile. I dati raccolti alimentano un cruscotto pubblico in forma aggregata e i rapporti della Commissione sull’efficienza del settore.

Il nuovo rating UE: etichette da A a G

Con la proposta del 21 settembre 2026 la Commissione fa il passo successivo: passare dalla semplice comunicazione dei dati a una valutazione comparabile. La proposta modifica il regolamento delegato del 2024 e prevede:

AspettoOggiCon il rating proposto
Cosa si comunicaDati e indicatori annuali al database europeoGli stessi dati, senza nuovi adempimenti di raccolta
RisultatoDati pubblicati in forma aggregataEtichetta elettronica pubblica per ogni data center
ScaleNessuna classeDue classi da A a G: energia, basata sul PUE, e acqua, basata sul WUE
TempiComunicazione annualePrime etichette dal 15 agosto 2027, valide un anno

L’etichetta viene generata automaticamente dal database europeo, quindi la qualità del rating dipende dalla qualità dei dati comunicati. In parallelo la Commissione ha aperto una consultazione su possibili requisiti minimi di prestazione. Trattandosi di un atto delegato proposto, il testo può ancora cambiare prima dell’entrata in vigore.

Perché interessa anche chi non gestisce un data center

La maggior parte delle imprese i data center li usa, non li gestisce. Il rating conta lo stesso, per tre motivi:

  • le tue emissioni digitali: l’energia consumata dal fornitore cloud per i tuoi servizi entra nel tuo Scope 3, tra beni e servizi acquistati. Se paghi direttamente l’elettricità dei server in colocation, quei consumi possono rientrare nel tuo Scope 2;
  • la scelta dei fornitori: un’etichetta pubblica rende confrontabili offerte che oggi si valutano solo sulle dichiarazioni commerciali;
  • le richieste dei clienti: i questionari ESG chiedono sempre più spesso come viene gestita l’impronta digitale, incluso l’hosting.

Cosa fare se usi servizi cloud o colocation

  1. Chiedi i dati al fornitore. PUE, WUE, quota di energia rinnovabile e, se disponibile, le emissioni attribuite ai tuoi servizi.
  2. Verifica se è nel perimetro. Un data center da almeno 500 kW comunica già i propri indicatori e dal 2027 avrà un’etichetta pubblica.
  3. Sostituisci le stime con dati specifici. Nel tuo inventario delle emissioni un dato del fornitore vale più di una stima basata sulla spesa.
  4. Guarda anche la localizzazione. A parità di efficienza, il mix elettrico del Paese in cui girano i server cambia le emissioni in modo sensibile.
  5. Inserisci criteri nei contratti. Indicatori minimi, obbligo di comunicazione annuale e riferimento all’etichetta UE, quando sarà disponibile.

Per capire come trattare l’energia rinnovabile nei calcoli, leggi la guida su energia rinnovabile e Scope 2.

Il punto essenziale

I data center da almeno 500 kW comunicano già i propri dati energetici all’UE. Con il rating proposto a settembre 2026, dal 2027 quei dati diventeranno un’etichetta pubblica da A a G su energia e acqua. Per chi usa cloud e colocation è l’occasione per chiedere numeri verificabili e migliorare la stima delle proprie emissioni digitali.

Domande frequenti

Quali data center devono comunicare i propri dati?
Quelli con una potenza IT installata di almeno 500 kW che operano nell’Unione europea. Comunicano ogni anno al database europeo gli indicatori previsti dal regolamento delegato (UE) 2024/1364.
Cos’è il PUE e quale valore è considerato buono?
Il PUE è il rapporto tra l’energia totale del data center e quella assorbita dalle apparecchiature IT. Un valore di 1 è il limite teorico: le strutture più efficienti si collocano intorno a 1,2, mentre le indagini di settore indicano una media globale intorno a 1,5.
Quando arriverà l’etichetta UE dei data center?
Secondo la proposta del 21 settembre 2026, le prime etichette saranno emesse dal 15 agosto 2027, con validità annuale. Il testo è un atto delegato proposto e può ancora cambiare.
Il rating è obbligatorio?
Per i data center già soggetti all’obbligo di comunicazione l’etichetta viene generata automaticamente dai dati inviati. Non richiede una candidatura volontaria, ma dipende dall’adozione definitiva dell’atto.
Le emissioni dei servizi cloud vanno nel mio report di sostenibilità?
Sì, di norma rientrano nello Scope 3 come beni e servizi acquistati. Se paghi direttamente l’energia dei server in colocation, quei consumi possono essere conteggiati nello Scope 2.

Fonti e approfondimenti

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