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Strategia6 min di lettura

Carbon neutral: cosa significa per un’azienda e cosa puoi dichiarare dal 2026

Neutralità climatica, net zero e compensazioni: cosa chiede la norma ISO 14068, cosa vieta dal 27 settembre 2026 la direttiva sui claim ambientali e come comunicare il tuo percorso senza rischi.

Un’azienda è carbon neutral quando le emissioni di gas serra che genera, misurate su un perimetro e un periodo definiti, sono bilanciate da riduzioni e rimozioni equivalenti. Nel 2026 la parola pesa più di prima: dal 27 settembre la direttiva (UE) 2024/825 vieta di presentare un prodotto come «a impatto climatico zero» quando il risultato si basa sulle compensazioni. Qui trovi cosa significa davvero, cosa puoi dire e da dove partire.

Cosa significa carbon neutral

Carbon neutral, o neutralità climatica, indica un bilancio netto pari a zero tra le emissioni generate e quelle ridotte o rimosse in un certo periodo, di solito un anno. Il calcolo si fa in tonnellate di CO₂ equivalente e copre tutti i gas serra, non solo l’anidride carbonica.

Per arrivarci servono sempre tre passaggi, in quest’ordine:

  • misurare le emissioni di Scope 1, 2 e 3 con un metodo riconosciuto, come il GHG Protocol;
  • ridurre le emissioni con azioni concrete su energia, processi, trasporti e fornitori;
  • bilanciare soltanto ciò che resta, con crediti di carbonio di qualità o rimozioni, attraverso la compensazione.

Il punto critico è sempre l’ultimo. Una neutralità ottenuta soprattutto comprando crediti, senza riduzioni documentate, oggi non regge né davanti agli standard né davanti alla legge.

Carbon neutral, net zero e climate positive: le differenze

I tre termini vengono spesso usati come sinonimi, ma descrivono impegni molto diversi:

TermineCosa significaRuolo delle compensazioni
Carbon neutralEmissioni nette pari a zero in un periodo definito, per un’organizzazione o un prodottoAmmesse solo per il residuo, dopo le riduzioni e dentro un piano
Net zeroRiduzione profonda delle emissioni lungo tutta la catena del valore, in linea con l’obiettivo di 1,5 °C, entro una data fissataSolo per neutralizzare l’ultimo residuo, con rimozioni permanenti
Climate positiveRimuovere più emissioni di quante se ne generanoIl claim più esposto: se si basa sui crediti è vietato per i prodotti

Carbon neutral è quindi una fotografia di un anno, net zero è una traiettoria di lungo periodo. Il riferimento più usato per il net zero aziendale è lo standard della Science Based Targets initiative.

Lo standard di riferimento: la norma ISO 14068

La norma internazionale sulla neutralità carbonica è la ISO 14068. È nata nel 2023 come ISO 14068-1 e ha preso il posto della PAS 2060 britannica, ritirata alla fine del 2025. A settembre 2026 è stata aggiornata come ISO 14068:2026, mantenendo l’impianto della prima edizione.

Rispetto alla PAS 2060 alza l’asticella su quattro punti:

  • gerarchia delle azioni: prima le riduzioni e le rimozioni lungo la catena del valore, solo dopo le compensazioni;
  • piano di gestione: servono obiettivi di riduzione, una traiettoria verso il net zero e un calendario;
  • perimetro completo: vanno incluse le emissioni indirette rilevanti, a partire dallo Scope 3;
  • qualità dei crediti: addizionali, permanenti, verificati da terzi e annullati in un registro, senza doppio conteggio.

Cosa cambia dal 27 settembre 2026

La direttiva (UE) 2024/825, nota come direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, si applica dal 27 settembre 2026 ed è stata recepita in Italia nel Codice del consumo. Riguarda le pratiche commerciali rivolte ai consumatori e introduce tre regole che toccano da vicino i green claim:

  • stop ai claim di neutralità basati sulle compensazioni: non si può affermare che un prodotto ha un impatto neutro, ridotto o positivo sul clima se il risultato dipende dai crediti di carbonio;
  • stop ai claim generici: formule come «green», «eco» o «rispettoso dell’ambiente» sono vietate se non si dimostra un’eccellenza ambientale riconosciuta;
  • impegni futuri solo con un piano: frasi come «saremo neutrali entro il 2030» richiedono un piano dettagliato e realistico, obiettivi misurabili e la verifica periodica di un esperto indipendente.

Resta possibile dire che finanzi progetti climatici, purché tu lo faccia in modo chiaro e senza presentarlo come neutralità del prodotto. Per gli errori più comuni leggi la guida su come evitare il greenwashing.

Come diventare carbon neutral, passo per passo

  1. Definisci il perimetro. Decidi se il claim riguarda l’organizzazione o un prodotto, quali sedi include e l’anno di riferimento.
  2. Misura le emissioni. Calcola Scope 1, 2 e 3 partendo da bollette, fatture dei carburanti e acquisti, come spiegato nella guida alla carbon footprint aziendale.
  3. Fissa gli obiettivi. Scrivi un piano di riduzione delle emissioni con traguardi annuali e responsabili.
  4. Riduci davvero. Efficienza energetica, elettrificazione, energia rinnovabile con garanzie di origine e criteri ambientali per i fornitori.
  5. Bilancia solo il residuo. Scegli crediti certificati e, quando possibile, rimozioni; annullali in un registro a nome dell’azienda.
  6. Fai verificare e comunica con precisione. Una verifica di terza parte rende il risultato difendibile davanti a clienti, banche e autorità.

Cosa puoi dichiarare, e come

Il messaggio più solido è quasi sempre il dato misurato, non l’etichetta. Qualche esempio pratico:

Da evitareMeglio
«Prodotto a impatto zero» grazie ai crediti acquistati«Nel 2025 abbiamo ridotto del 18% le emissioni di Scope 1 e 2 rispetto al 2023»
«Azienda green»«Il 100% dell’elettricità dei nostri stabilimenti è coperto da garanzie di origine»
«Carbon neutral entro il 2030», senza piano«Obiettivo −42% di emissioni entro il 2030, con piano pubblico e verifica annuale»

Le percentuali della tabella sono esempi: nella tua comunicazione usa solo numeri che puoi documentare con il tuo inventario delle emissioni.

Il punto essenziale

Carbon neutral non è un’etichetta da acquistare con i crediti: è il risultato di misure, riduzioni e verifiche. Dal 27 settembre 2026 le compensazioni non bastano più a sostenere un claim climatico su un prodotto. Il punto di partenza che regge sempre è un inventario delle emissioni affidabile, con un percorso di riduzione credibile.

Domande frequenti

Un’azienda può dirsi carbon neutral comprando crediti di carbonio?
Secondo la norma ISO 14068 i crediti servono solo a bilanciare il residuo, dopo riduzioni documentate e dentro un piano di gestione. Per i prodotti venduti ai consumatori, dal 27 settembre 2026 non si può dichiarare un impatto climatico neutro, ridotto o positivo basato sulle compensazioni.
Che differenza c’è tra carbon neutral e net zero?
Carbon neutral indica un bilancio netto pari a zero in un periodo, anche con l’uso di crediti per il residuo. Net zero richiede una riduzione profonda delle emissioni lungo tutta la catena del valore, in linea con 1,5 °C, e ammette solo rimozioni permanenti per l’ultimo residuo.
La PAS 2060 è ancora valida?
No. La PAS 2060 è stata sostituita dalla norma ISO 14068, pubblicata nel 2023 e aggiornata a settembre 2026. Chi aveva un claim basato sulla PAS 2060 deve allinearsi ai requisiti della nuova norma.
Le nuove regole sui claim valgono anche tra imprese?
La direttiva 2024/825 tutela i consumatori, quindi riguarda la comunicazione verso il pubblico. Nei rapporti tra imprese restano comunque le norme sulla pubblicità ingannevole, e clienti e banche chiedono sempre più spesso dati verificabili.
Da dove parte una PMI che vuole ridurre la propria impronta?
Dall’inventario delle emissioni: consumi di energia, carburanti, trasporti e acquisti dell’ultimo anno. Con quei dati si individuano le fonti principali e si costruisce un piano di riduzione con obiettivi misurabili.

Fonti e approfondimenti

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