Ecodesign: cos’è, il Regolamento ESPR e il passaporto digitale del prodotto
L’ecodesign progetta prodotti che durano, si riparano e si riciclano. Il Regolamento ESPR lo rende obbligatorio per categoria di prodotto e introduce il passaporto digitale. Cosa prevede e da dove partire.

L’ecodesign è la progettazione di un prodotto che tiene conto del suo impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita, dalle materie prime al fine vita. In Europa la regola di riferimento è il Regolamento (UE) 2024/1781, detto ESPR, in vigore dal 18 luglio 2024: fissa requisiti di durabilità, riparabilità, contenuto riciclato e informazione per gruppi di prodotto e introduce il passaporto digitale del prodotto. I requisiti arrivano categoria per categoria con atti delegati, mentre il divieto di distruggere abbigliamento e calzature invenduti si applica alle grandi imprese dal 19 luglio 2026.
Cos’è l’ecodesign e quali sono i suoi principi
Gran parte dell’impatto ambientale di un prodotto si decide al tavolo di progettazione: quali materiali usare, come assemblarli, quanto deve durare, se si può aprire e riparare, cosa succede quando si rompe. L’eco-progettazione porta queste domande all’inizio del processo, invece di gestirne le conseguenze alla fine.
I principi sono pochi e concreti:
- Durabilità e affidabilità: il prodotto mantiene le sue funzioni più a lungo;
- Riparabilità e manutenzione: si apre senza distruggerlo, i pezzi di ricambio esistono e sono accessibili;
- Riutilizzo, aggiornamento e rifabbricazione: componenti e software possono avere una seconda vita;
- Efficienza: meno energia, acqua e materiali in produzione e in uso;
- Materiali circolari: contenuto riciclato, materiali separabili, niente sostanze che ostacolano il riciclo;
- Impronta misurata: impronta di carbonio e ambientale calcolate sul ciclo di vita.
Sono gli stessi principi dell’economia circolare, applicati al singolo prodotto.
Il Regolamento ESPR (UE) 2024/1781
L’ESPR, Ecodesign for Sustainable Products Regulation, ha sostituito la direttiva 2009/125/CE. La vecchia direttiva riguardava solo i prodotti connessi all’energia, come elettrodomestici e motori; il regolamento copre quasi tutti i beni fisici immessi sul mercato europeo, con poche eccezioni come alimenti, mangimi e medicinali. Essendo un regolamento, si applica direttamente in tutti gli Stati membri, senza recepimento.
L’ESPR è un regolamento quadro: da solo non impone requisiti a un prodotto specifico. La Commissione li fissa con atti delegati per gruppo di prodotto, dopo studi tecnici e consultazioni. Di norma un atto delegato si applica non prima di 18 mesi dalla sua entrata in vigore, così le imprese hanno tempo per adeguare progetti e fornitori.
I requisiti possono essere di due tipi:
| Tipo di requisito | Cosa fissa | Esempi |
|---|---|---|
| Di prestazione | Livelli minimi o massimi da rispettare | Numero minimo di cicli di utilizzo, contenuto riciclato minimo, limite di consumo energetico, tetto all’impronta di carbonio |
| Di informazione | Dati da rendere disponibili a clienti, operatori e autorità | Passaporto digitale, punteggio di riparabilità, istruzioni di smontaggio, presenza di sostanze che destano preoccupazione |
Il regolamento consente anche di introdurre criteri obbligatori negli acquisti pubblici per specifici prodotti, così che le amministrazioni comprino quelli con le migliori prestazioni ambientali.
Il passaporto digitale del prodotto
Il passaporto digitale del prodotto (DPP, Digital Product Passport) è una carta d’identità elettronica del prodotto. Si consulta con un supporto dati applicato al prodotto, alla confezione o ai documenti, per esempio un QR code, ed è collegato a un identificativo univoco.
Cosa contiene lo stabilisce l’atto delegato di ciascun gruppo di prodotto. Le informazioni tipiche sono:
- materiali e componenti, incluse le sostanze che destano preoccupazione;
- contenuto riciclato e possibilità di riciclo;
- istruzioni per uso, manutenzione, riparazione e smontaggio;
- prestazioni ambientali, come l’impronta di carbonio, quando previste;
- documenti di conformità e dati dell’operatore responsabile.
Livelli di accesso diversi permettono di mostrare al consumatore solo alcune informazioni e riservare le altre a riparatori, riciclatori o autorità. Il regolamento prevede un registro centrale gestito dalla Commissione, in funzione dal luglio 2026, e controlli doganali automatici sull’esistenza del passaporto per i prodotti importati.
Il passaporto non nasce solo con l’ESPR. Il regolamento batterie lo prevede dal 18 febbraio 2027 per alcune categorie, come le batterie dei veicoli elettrici e le batterie industriali sopra i 2 kWh, e anche il nuovo Regolamento prodotti da costruzione introduce un passaporto digitale. Le regole tecniche puntano a essere coerenti tra loro.
Quali prodotti arrivano per primi
Ad aprile 2025 la Commissione ha adottato il primo piano di lavoro ESPR per il periodo 2025-2030. Indica i gruppi di prodotto su cui arriveranno i primi atti delegati:
| Gruppo di prodotto | Perché è prioritario | Stato a ottobre 2026 |
|---|---|---|
| Ferro e acciaio | Forte impatto climatico, prodotti intermedi usati ovunque | Consultazione chiusa ad agosto 2026, adozione attesa entro la fine dell’anno |
| Alluminio | Alto consumo di energia, potenziale di riciclo | In preparazione |
| Tessili, in particolare abbigliamento | Volumi elevati, durata breve, basso riciclo | In preparazione |
| Mobili | Materiali misti, potenziale di riparazione e riuso | In preparazione |
| Pneumatici | Durata, microplastiche, consumo di carburante | In preparazione |
| Materassi | Difficili da riciclare, volumi a fine vita | In preparazione |
Il piano prevede anche misure orizzontali, cioè valide per più categorie, sulla riparabilità dei prodotti elettrici ed elettronici e sul loro contenuto riciclato e riciclabilità. Per i prodotti connessi all’energia continuano i lavori sui requisiti di efficienza e sull’etichetta energetica. Le date di adozione sono indicative e possono cambiare.
Il divieto di distruggere i prodotti invenduti
Una parte dell’ESPR si applica già senza atti delegati. Dal 19 luglio 2026 le grandi imprese non possono distruggere abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature invenduti. Per le medie imprese il divieto scatta dal 19 luglio 2030, mentre micro e piccole imprese sono esenti. Non è consentito aggirare il divieto passando la merce a un operatore escluso perché la distrugga.
Le deroghe, per esempio per motivi di sicurezza o quando non si trova nessun destinatario tramite vendita o donazione, sono definite da un regolamento delegato e vanno documentate. Le grandi imprese devono inoltre pubblicare ogni anno quanti prodotti di consumo invenduti hanno scartato e perché. La Commissione può estendere il divieto ad altri settori, se i dati lo giustificano.
Cosa può fare una PMI fin da ora
Anche se il tuo prodotto non ha ancora un atto delegato, ci sono buone ragioni per muoversi: i clienti industriali e le grandi catene chiedono già dati di prodotto, e chi li ha pronti parte avvantaggiato quando il requisito diventa obbligatorio.
- Verifica se sei coinvolto. Controlla se i tuoi prodotti, o i componenti che fornisci, rientrano nei gruppi prioritari del piano di lavoro.
- Mappa materiali e fornitori. Composizione, contenuto riciclato, sostanze, origine: sono i dati che il passaporto chiederà, e spesso li hanno i fornitori.
- Misura l’impronta. Un’analisi del ciclo di vita, o un’EPD se lavori nell’edilizia, ti dà i numeri su cui progettare e comunicare.
- Rivedi un prodotto pilota. Smontaggio con attrezzi comuni, ricambi disponibili, meno materiali accoppiati: piccoli cambi che migliorano riparabilità e riciclo.
- Organizza i dati in modo digitale. Un passaporto si compila da dati strutturati e aggiornati, non da PDF sparsi.
L’ecodesign si collega anche agli altri obblighi sul prodotto: il regolamento imballaggi PPWR porta la stessa logica sul packaging, e gli indicatori di economia circolare aiutano a misurare i progressi. Per i dati di sede, come consumi energetici e rifiuti, con Envify puoi estrarli da bollette e FIR e tenerli pronti per report e richieste dei clienti.
L’ESPR rende l’ecodesign obbligatorio categoria per categoria, con requisiti di prestazione e di informazione fissati da atti delegati e un passaporto digitale per ogni prodotto coinvolto. Il primo atto riguarda ferro e acciaio, mentre il divieto di distruggere abbigliamento e calzature invenduti vale già per le grandi imprese.


