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Strategia5 min di lettura

ESG e private equity: cosa chiedono i fondi alle aziende in portafoglio

Se un fondo di private equity entra nel capitale della tua azienda, arriveranno richieste di dati ESG. Ecco cosa chiede, perché lo chiede, cosa cambia con SFDR 2.0 e come prepararti senza rincorrere i questionari.

I fondi di private equity chiedono alle aziende in portafoglio dati ESG misurabili: emissioni di gas serra, energia, rifiuti, sicurezza sul lavoro, diversità e governance. Lo fanno perché il regolamento europeo SFDR li obbliga a rendicontare questi indicatori ai propri investitori, e perché i dati influenzano il valore dell’azienda al momento della vendita. La riforma SFDR 2.0, ancora in negoziato a ottobre 2026, cambierà le etichette dei fondi ma non farà sparire le richieste.

Perché i fondi chiedono dati ESG

Un fondo di private equity raccoglie capitali da investitori istituzionali, come fondi pensione, assicurazioni e fondazioni, e li investe in aziende non quotate. Quegli investitori chiedono al fondo di dimostrare come gestisce i rischi e gli impatti ESG. Il fondo, a sua volta, gira le domande alle aziende che possiede.

Le ragioni sono tre, e di solito si sommano:

  • obblighi normativi: in Europa i gestori devono pubblicare informazioni di sostenibilità sui propri prodotti secondo il regolamento SFDR;
  • richieste degli investitori: molti investitori istituzionali chiedono ogni anno un set di indicatori standard su tutto il portafoglio;
  • valore all’uscita: chi compra l’azienda dal fondo farà una due diligence ESG, e dati ordinati riducono sconti sul prezzo e tempi di trattativa.

SFDR: le regole in vigore nel 2026

Il regolamento (UE) 2019/2088, noto come SFDR, si applica dal 10 marzo 2021 ai gestori di fondi e agli altri partecipanti ai mercati finanziari. Nella prassi ha diviso i fondi in tre gruppi: quelli dell’articolo 6, senza caratteristiche di sostenibilità dichiarate; quelli dell’articolo 8, che promuovono caratteristiche ambientali o sociali; quelli dell’articolo 9, che hanno un obiettivo di investimento sostenibile.

Per le aziende in portafoglio il punto più concreto sono i principali effetti negativi (PAI, principal adverse impacts). Il regolamento delegato (UE) 2022/1288 elenca gli indicatori obbligatori per gli investimenti in imprese. Eccoli raggruppati:

TemaIndicatori PAI per le imprese partecipate
ClimaEmissioni di gas serra Scope 1, 2 e 3, impronta di carbonio, intensità di emissioni, esposizione ai combustibili fossili
EnergiaQuota di energia non rinnovabile consumata e prodotta, intensità energetica nei settori ad alto impatto climatico
NaturaAttività in aree sensibili per la biodiversità, emissioni in acqua, rifiuti pericolosi e radioattivi
Sociale e governanceViolazioni dei principi del Global Compact ONU e delle linee guida OCSE, assenza di processi di controllo, divario retributivo di genere non corretto, diversità di genere nel consiglio, armi controverse

Molti di questi indicatori non sono pubblicati dalle aziende non quotate. Per questo il fondo li chiede direttamente a te, spesso con un questionario annuale. Se le emissioni ti sembrano il punto più difficile, parti dalla nostra guida su Scope 1, 2 e 3 con esempi.

SFDR 2.0: cosa propone la Commissione e a che punto è

Il 20 novembre 2025 la Commissione europea ha proposto una revisione profonda della SFDR. L’idea di fondo è che gli articoli 8 e 9 sono stati usati come etichette di mercato, senza criteri chiari. La proposta li sostituisce con tre categorie volontarie di prodotto, ciascuna con criteri minimi:

  • sostenibile, per i prodotti che investono in attività già sostenibili;
  • transizione, per i prodotti che finanziano imprese e progetti in percorso di miglioramento;
  • ESG basics, per i prodotti che integrano fattori ESG senza i requisiti delle prime due.

Per tutte le categorie la proposta richiede che almeno il 70% degli investimenti sia coerente con la strategia dichiarata. Elimina inoltre l’obbligo di pubblicare a livello di gestore la dichiarazione sui principali effetti negativi, per ridurre le sovrapposizioni con la CSRD.

A ottobre 2026 il testo non è ancora legge. Il Consiglio ha adottato la propria posizione negoziale a giugno 2026, mentre il Parlamento europeo ha completato il passaggio in commissione ECON a settembre. Resta il negoziato finale tra le istituzioni. Le nuove regole dovrebbero applicarsi solo dopo un periodo di transizione, quindi non prima della fine del 2028. Uno dei temi aperti è proprio quanti indicatori PAI resteranno obbligatori nelle nuove categorie.

Per la tua azienda la conclusione è pratica: anche con SFDR 2.0 il fondo dovrà dimostrare con dati che i suoi investimenti rispettano i criteri della categoria scelta. Le domande su emissioni, energia e governance restano.

Cosa ti chiedono, fase per fase

Le richieste cambiano lungo la vita dell’investimento. Sapere cosa arriva e quando ti permette di prepararti per tempo:

FaseCosa chiede il fondoCosa conviene avere pronto
Due diligence prima dell’ingressoRischi ambientali, sociali e di governance, contenziosi, autorizzazioni, gestione dei rifiutiAutorizzazioni ambientali, registri rifiuti, policy, dati su infortuni e personale
Primi mesi dopo l’ingressoPiano d’azione ESG con priorità e responsabili, spesso dentro il piano dei primi 100 giorniUna baseline di consumi ed emissioni, un referente interno
Monitoraggio annualeQuestionario con KPI standard, spesso con scadenze nel primo trimestreDati dell’anno precedente su energia, emissioni, personale e governance, con le fonti
UscitaDue diligence ESG del compratore, a volte un report preparato dal venditoreSerie storica degli indicatori, evidenze dei miglioramenti, report di sostenibilità

Il questionario annuale è il momento più impegnativo, perché arriva insieme alle chiusure di bilancio. Le stesse domande, peraltro, assomigliano molto a quelle dei questionari ESG delle banche: conviene rispondere una volta sola, da un’unica base dati.

I KPI più richiesti: le metriche EDCI

Per evitare che ogni fondo usi un questionario diverso, nel private equity si è diffusa la ESG Data Convergence Initiative (EDCI). Riunisce oltre 400 gestori e investitori, e i dati raccolti confluiscono in un benchmark anonimo elaborato da Boston Consulting Group. Le metriche di base sono:

  • emissioni di gas serra Scope 1 e 2, con lo Scope 3 facoltativo;
  • decarbonizzazione, cioè la presenza di obiettivi di riduzione, ad esempio validati dalla SBTi;
  • energia rinnovabile sul totale dei consumi;
  • diversità nel consiglio di amministrazione e nel management;
  • infortuni sul lavoro, giorni persi e incidenti mortali;
  • nuove assunzioni nette e turnover;
  • coinvolgimento dei dipendenti, ad esempio la presenza di indagini interne;
  • cybersicurezza, l’area aggiunta più di recente.

Il calendario conta: i gestori aderenti devono completare la raccolta dei dati 2026 entro il 30 aprile 2027. In pratica, il tuo fondo ti chiederà i numeri dell’anno appena chiuso tra gennaio e marzo.

Come preparare l’azienda

Non serve una struttura dedicata per rispondere bene. Serve un metodo ripetibile:

  1. Una sola base dati. Raccogli una volta energia, carburanti, rifiuti, personale e governance, e usa gli stessi numeri per fondo, banche e clienti. Trovi un metodo pratico in come raccogliere e gestire i dati ESG.
  2. Uno standard riconosciuto. Il VSME è nato anche per rispondere alle richieste di investitori e banche: la raccomandazione della Commissione del 30 luglio 2025 invita chi chiede dati alle PMI a basarsi su questo standard.
  3. Calcoli documentati. Le emissioni vanno calcolate con il GHG Protocol, indicando fattori di emissione e fonti. Un numero senza metodo non supera una due diligence.
  4. Un referente e un calendario. Indica chi raccoglie i dati e quando, partendo dalle scadenze del fondo.
  5. Obiettivi realistici. Il fondo guarda anche ai miglioramenti nel tempo: un piano di riduzione con poche azioni concrete vale più di molte promesse.

Con Envify puoi preparare questo set di dati partendo da bollette, fatture e formulari rifiuti, e generare un report VSME da condividere con il fondo e riusare per le altre richieste.

Il punto essenziale

I fondi di private equity chiedono dati ESG perché la SFDR li obbliga a rendicontarli e perché incidono sul valore all’uscita. La riforma SFDR 2.0 è ancora in negoziato e non si applicherà prima della fine del 2028, ma non eliminerà le richieste. Prepara una sola base dati, calcolata con metodi riconosciuti come VSME e GHG Protocol, e usala per fondo, banche e clienti.

Domande frequenti

La SFDR si applica direttamente alla mia azienda?
No. La SFDR riguarda i gestori e gli altri operatori finanziari. La tua azienda riceve le richieste in modo indiretto, perché il fondo ha bisogno dei tuoi dati per rispettare i propri obblighi.
Cosa sono gli indicatori PAI?
Sono gli indicatori dei principali effetti negativi degli investimenti sui fattori di sostenibilità, come emissioni di gas serra, rifiuti pericolosi o divario retributivo di genere. L’elenco è nel regolamento delegato (UE) 2022/1288.
Quando entra in vigore SFDR 2.0?
Non c’è ancora una data. A ottobre 2026 la proposta della Commissione è in negoziato tra Parlamento e Consiglio, ed è previsto un periodo di transizione dopo l’approvazione: le nuove regole non dovrebbero applicarsi prima della fine del 2028.
Cos’è l’EDCI?
È la ESG Data Convergence Initiative, un’iniziativa di gestori e investitori del private equity che ha definito un set comune di metriche ESG per le aziende in portafoglio, dalle emissioni agli infortuni sul lavoro.
Un report VSME basta per rispondere al fondo?
Copre gran parte delle richieste, perché include energia, emissioni, rifiuti, personale e governance. Alcuni fondi chiedono indicatori aggiuntivi, che puoi ricavare dalla stessa base dati.

Fonti e approfondimenti

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