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Normativa6 min di lettura

CBAM 2026: cosa cambia per chi importa acciaio, alluminio e cemento

Fase definitiva, soglia delle 50 tonnellate, dichiarante autorizzato e certificati: la guida operativa al meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è il meccanismo con cui l’Unione europea applica un prezzo al carbonio contenuto in alcune merci importate, come acciaio, alluminio e cemento. Dal 1° gennaio 2026 è nella fase definitiva: chi importa più di 50 tonnellate l’anno di merci CBAM deve essere dichiarante autorizzato e, da febbraio 2027, acquistare i certificati per le emissioni incorporate nelle importazioni del 2026.

Cos’è il CBAM e perché esiste

Le imprese europee che rientrano nel sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS) pagano per la CO₂ che emettono. Senza un correttivo, produrre fuori dall’Unione con regole climatiche meno severe e poi importare sarebbe più conveniente. Il CBAM riequilibra: l’importatore paga per le emissioni incorporate nella merce un prezzo allineato a quello dell’ETS, al netto di quanto già pagato nel paese di origine.

In parallelo, le quote gratuite ETS assegnate ai produttori europei degli stessi settori si riducono gradualmente. Per questo il costo effettivo del CBAM cresce anno dopo anno fino al 2034.

Quali merci rientrano

Il CBAM riguarda sei settori, identificati da codici doganali precisi:

  • cemento;
  • ferro e acciaio, compresi molti semilavorati e alcuni prodotti derivati come viti e bulloni;
  • alluminio;
  • fertilizzanti;
  • idrogeno;
  • energia elettrica.

Il campo di applicazione dipende dal codice NC della merce, non dal settore dell’impresa. Un’azienda meccanica che importa profilati d’acciaio rientra nel CBAM anche se non si considera un’azienda siderurgica.

La soglia delle 50 tonnellate

Con la semplificazione approvata nel 2025, il CBAM prevede un’unica soglia di esenzione basata sulla massa: se nell’anno solare importi complessivamente non più di 50 tonnellate di merci CBAM, sei esente dagli obblighi per quell’anno. La soglia non vale per idrogeno ed energia elettrica, sempre soggetti al meccanismo.

La soglia si calcola sul totale annuo di ciascun importatore. Chi è vicino al limite deve monitorare le importazioni durante l’anno: superarla fa venire meno l’esenzione per l’anno in corso.

Le scadenze da segnare

DataCosa succede
1° gennaio 2026Inizia la fase definitiva: sopra le 50 tonnellate annue serve lo status di dichiarante CBAM autorizzato.
31 marzo 2026Termine per presentare la domanda di autorizzazione continuando a importare in attesa della decisione.
1° febbraio 2027Iniziano la vendita e la restituzione dei certificati CBAM relativi alle importazioni del 2026.
30 settembre 2027Scadenza della prima dichiarazione annuale CBAM, relativa alle importazioni del 2026.

La domanda di autorizzazione si presenta attraverso il registro CBAM della Commissione europea e viene valutata dall’autorità competente dello Stato membro in cui l’importatore è stabilito.

Quanto costa: come si calcola l’onere

L’onere dipende da tre elementi: le tonnellate importate, le emissioni incorporate per tonnellata e il prezzo dei certificati. Il prezzo è legato a quello delle aste ETS: per il 2026 si usa la media trimestrale, dal 2027 quella settimanale.

Le emissioni incorporate possono essere quelle effettive, comunicate dal produttore estero e verificate da un verificatore accreditato, oppure i valori predefiniti pubblicati dalla Commissione. I valori predefiniti sono volutamente prudenti: usare i dati reali del fornitore, quando sono affidabili, di solito riduce il costo.

Un esempio semplificato: 100 tonnellate di un prodotto in acciaio con emissioni incorporate di 2 tCO₂e per tonnellata valgono 200 tCO₂e. Il numero di certificati da restituire si ottiene applicando a queste emissioni la quota non coperta dalle assegnazioni gratuite dell’anno e sottraendo il prezzo del carbonio eventualmente già pagato nel paese di origine.

CBAM e report di sostenibilità

Per l’importatore, le emissioni incorporate nelle merci acquistate sono emissioni di Scope 3, categoria 1 (beni e servizi acquistati). I dati raccolti per il CBAM sono quindi gli stessi che migliorano la qualità dell’inventario GHG: al posto di stime basate sulla spesa, hai valori per tonnellata forniti dai produttori.

Vale anche il contrario: se vendi a clienti europei che importano, o fornisci componenti a chi è soggetto al CBAM, aspettati richieste di dati sulle emissioni dei tuoi prodotti. Avere un calcolo delle emissioni tracciabile, documento per documento, rende queste risposte rapide. Approfondisci nella guida allo Scope 3 e alla catena del valore.

Checklist operativa

  1. Estrai i codici NC delle merci importate negli ultimi dodici mesi e verifica quali rientrano negli allegati CBAM.
  2. Somma le tonnellate per anno solare e confrontale con la soglia delle 50 tonnellate.
  3. Se sei sopra soglia, verifica di avere lo status di dichiarante autorizzato o di operare tramite un rappresentante doganale indiretto autorizzato.
  4. Chiedi ai fornitori esteri i dati sulle emissioni incorporate, con l’indicazione dell’impianto di produzione.
  5. Stima il costo del 2026 sia con i valori predefiniti sia con i dati reali, per capire quanto vale lavorare con i fornitori sulla qualità del dato.
  6. Collega i dati CBAM all’inventario GHG, così lo stesso lavoro serve anche al report di sostenibilità.

Domande frequenti

Il CBAM riguarda anche le PMI?
Sì, se importano merci CBAM oltre 50 tonnellate l’anno. Non conta la dimensione dell’impresa ma la quantità e il tipo di merce importata. Sotto la soglia, con l’eccezione di idrogeno ed energia elettrica, non ci sono obblighi.
Se compro acciaio da un distributore italiano devo fare qualcosa?
No. Gli obblighi ricadono su chi importa la merce nell’Unione e la immette in libera pratica. Se acquisti da un distributore che ha già importato, il CBAM è a suo carico e, di norma, incluso nel prezzo.
Quando si pagano i primi certificati?
La vendita dei certificati parte il 1° febbraio 2027 e riguarda le emissioni incorporate nelle importazioni del 2026. La prima dichiarazione annuale va presentata entro il 30 settembre 2027.
Cosa succede se il fornitore estero non fornisce i dati?
Si possono usare i valori predefiniti pubblicati dalla Commissione. Sono però prudenti, quindi in genere comportano un costo più alto rispetto ai dati effettivi verificati.
Il CBAM c’entra con il report VSME?
Indirettamente. Le emissioni incorporate nelle merci importate rientrano nello Scope 3 dell’importatore. I dati CBAM rendono più preciso l’inventario delle emissioni, che il VSME chiede di rendicontare.

Fonti e approfondimenti

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