UNI/PdR 125: come ottenere la certificazione della parità di genere
La certificazione della parità di genere secondo la UNI/PdR 125:2022 misura sei aree con indicatori qualitativi e quantitativi. Ecco come funziona, quanto dura e quali vantaggi dà nel 2026 tra esonero contributivo e gare.

La certificazione della parità di genere attesta che un’azienda ha politiche e risultati concreti per ridurre il divario tra donne e uomini. Si ottiene da un organismo accreditato, superando almeno il 60% del punteggio sugli indicatori della prassi UNI/PdR 125:2022. È volontaria, dura tre anni con verifiche annuali e nel 2026 dà ancora diritto all’esonero contributivo e a punteggi premiali nelle gare pubbliche.
Cos’è la UNI/PdR 125:2022
La UNI/PdR 125:2022 è una prassi di riferimento pubblicata da UNI nel 2022: le «Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere». Definisce come un’organizzazione deve gestire la parità e quali indicatori (KPI) usare per misurarla.
La base normativa è la Legge 5 novembre 2021, n. 162, che ha introdotto nel Codice delle pari opportunità (d.lgs. 198/2006) l’articolo 46-bis sulla certificazione della parità di genere, attiva dal 1° gennaio 2022. I parametri minimi sono stati poi fissati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha indicato proprio la UNI/PdR 125 come riferimento.
La prassi del 2022 è ancora quella in vigore. A gennaio 2026 UNI e Accredia hanno pubblicato una nuova edizione delle FAQ applicative, che sostituisce le precedenti e chiarisce in particolare gli indicatori dell’area cultura e strategia.
Le sei aree e come si calcola il punteggio
La prassi misura la parità su sei aree, ciascuna con un peso sul punteggio complessivo. Per ottenere la certificazione serve almeno il 60%.
| Area | Peso | Cosa misura, ad esempio |
|---|---|---|
| Cultura e strategia | 15% | Piano strategico, comunicazione interna, formazione sui pregiudizi |
| Governance | 15% | Ruoli, responsabilità e risorse dedicate alla parità nell’organizzazione |
| Processi HR | 10% | Selezione, valutazione e percorsi di carriera senza discriminazioni |
| Opportunità di crescita e inclusione | 20% | Donne in azienda, nei ruoli di responsabilità e in quelli con budget |
| Equità remunerativa | 20% | Differenze di retribuzione a parità di ruolo e politiche di riequilibrio |
| Tutela della genitorialità e conciliazione | 20% | Servizi e congedi oltre il minimo di legge, flessibilità, rientro dopo la maternità |
Gli indicatori sono più di trenta, in parte qualitativi (presenza di una politica, di una procedura) e in parte quantitativi (percentuali e rapporti). Il loro numero varia con la dimensione: micro e piccole imprese ne applicano un sottoinsieme ridotto.
Chi può ottenerla
Qualsiasi organizzazione, pubblica o privata, di qualsiasi settore e dimensione. La prassi distingue quattro fasce in base agli addetti:
- micro: da 1 a 9 addetti;
- piccola: da 10 a 49 addetti;
- media: da 50 a 249 addetti;
- grande: da 250 addetti in su.
Più la struttura è piccola, più il percorso è snello. Per una PMI la difficoltà non è tanto il numero di indicatori quanto avere dati affidabili su organico, retribuzioni e congedi, divisi per genere. Sono gli stessi dati che servono per le metriche sociali dello standard VSME, descritte nella guida al report ESG VSME.
Gli incentivi validi nel 2026
Gli incentivi principali introdotti dalla Legge 162/2021 e dal Codice dei contratti pubblici sono ancora attivi a ottobre 2026:
| Incentivo | Cosa prevede | Cosa sapere |
|---|---|---|
| Esonero contributivo | Fino all’1% dei contributi a carico del datore di lavoro, entro 50.000 euro l’anno per azienda | Domanda all’INPS in una finestra annuale, nel limite di 50 milioni di euro l’anno; l’ultima si è chiusa il 30 aprile 2026 per le certificazioni ottenute entro il 31 dicembre 2025 |
| Gare pubbliche | Maggior punteggio nei bandi per le imprese certificate (art. 108, comma 7, d.lgs. 36/2023) | La certificazione è un requisito soggettivo: secondo la giurisprudenza amministrativa non si può prendere in prestito con l’avvalimento |
| Garanzie di gara | Riduzione della garanzia richiesta per partecipare | La misura dipende dalle regole del Codice e del singolo bando: verifica sempre il disciplinare |
| Bandi per aiuti di Stato | Punteggio premiale nella valutazione dei progetti cofinanziati con fondi europei, nazionali e regionali | Vale se la certificazione è posseduta al 31 dicembre dell’anno precedente |
Una volta autorizzato, l’esonero si applica per il periodo di validità della certificazione. Se lo stanziamento non basta a coprire tutte le domande, l’importo può essere ridotto in proporzione: conviene quindi considerarlo un beneficio aggiuntivo, non la ragione principale per certificarsi.
Il vantaggio nelle gare si somma a quello dei criteri ambientali, di cui parliamo in criteri ambientali nelle gare d’appalto. Anche banche e agenzie di rating ESG considerano la certificazione un segnale concreto sul pilastro sociale.
Fuori dagli incentivi pubblici, la certificazione aiuta nella selezione del personale e nei rapporti con i grandi clienti che valutano i fornitori anche su criteri sociali. Comunicala in modo preciso: cosa attesta, fino a quando è valida e quale organismo l’ha rilasciata, senza trasformarla in uno slogan generico.
Come ottenerla: i passaggi
- Analisi iniziale: confronta la situazione dell’azienda con i KPI della tua fascia dimensionale e stima il punteggio di partenza.
- Impegno della direzione: adotta una politica per la parità di genere e nomina un comitato guida che presidi il sistema.
- Piano strategico: definisci obiettivi, azioni, responsabilità, risorse e tempi sulle aree più deboli.
- Dati e procedure: organizza la raccolta dei dati per genere (organico, ruoli, retribuzioni, formazione, congedi) e aggiorna le procedure HR.
- Audit interno e riesame: verifica che il sistema funzioni prima della visita esterna.
- Audit di certificazione: scegli un organismo accreditato da Accredia per la UNI/PdR 125, che valuta documenti, KPI e interviste al personale.
- Mantenimento: il certificato dura tre anni, con un audit di sorveglianza ogni anno e il rinnovo alla scadenza.
I tempi dipendono soprattutto da quanto sono pronti i dati. Un’azienda che ha già un sistema di gestione certificato, ad esempio per la qualità o l’ambiente, può integrare il nuovo sistema nelle procedure esistenti.
Gli errori più comuni
- Trattarla come un adempimento documentale: politiche e procedure servono, ma l’audit guarda anche alle azioni del piano strategico e ai risultati sugli indicatori.
- Calcolare i KPI con dati incoerenti: ad esempio confrontare retribuzioni annue e mensili, o non riproporzionare i part-time. Definisci prima regole di calcolo chiare e usale sempre allo stesso modo.
- Non coinvolgere le persone: durante l’audit il personale viene intervistato, quindi politica e iniziative devono essere conosciute, non solo pubblicate.
- Scegliere un organismo non accreditato: per l’esonero contributivo e per le gare conta solo la certificazione rilasciata da organismi accreditati.
- Fermarsi dopo il primo certificato: alle verifiche annuali gli indicatori devono restare sopra soglia e il piano va aggiornato con nuovi obiettivi.
Come si collega agli altri obblighi e al report ESG
La certificazione non è isolata. Le aziende con più di 50 dipendenti devono già redigere ogni due anni il rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile previsto dall’articolo 46 del Codice delle pari opportunità. Dal 7 giugno 2026 è in vigore anche il decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva, che introduce nuovi obblighi di informazione sulle retribuzioni per tutti i datori di lavoro.
Molti dati coincidono: divario retributivo, composizione dell’organico, formazione, congedi. Raccoglierli una volta, con definizioni coerenti, permette di usarli per la certificazione, per il rapporto biennale e per il report di sostenibilità. Le politiche di inclusione aziendale diventano così misurabili, e il tema si presta bene anche alla relazione di impatto delle società benefit.
Se prepari il report VSME, ad esempio con Envify, gli stessi dati su organico e formazione entrano nella parte sociale del documento che consegni a banche e clienti.
La UNI/PdR 125:2022 misura la parità di genere su sei aree e chiede almeno il 60% del punteggio per la certificazione, valida tre anni con sorveglianza annuale. Nel 2026 gli incentivi restano: esonero contributivo fino all’1% (massimo 50.000 euro), punteggi premiali in gare e bandi. La parte più impegnativa è avere dati affidabili per genere.


